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2011年4月26日星期二

Se i media digitali danno dipendenza


Messaggi selvaggi (Foto: Flickr)
Messaggi selvaggi (Foto: Flickr)
Confuso, arrabbiato, irritabile, ansioso, insicuro, solo, depresso, paranoico, pazzo. Sono alcuni degli aggettivi che mille studenti di 10 paesi coinvolti nello studio “The world unplugged” hanno usato per descrivere come si sono sentiti dovendo stare per 24 ore “scollegati” da tutti i media. I ricercatori dell’Università del Maryland, che hanno condotto lo studio, hanno scoperto che dall’Uganda agli Stati Uniti, dalla Cina al Messico, tutti gli studenti danno in egual misura forti segnali di dipendenza dai mezzi di comunicazione.
“I media sono la mia droga, senza mi sono sentito perso. Sono dipendente”, ha ammesso uno studente del Regno Unito. “Mi sono sentito triste, solo e depresso”, ha chiosato uno studente slovacco alla fine della giornata di digiuno mediatico. I ricercatori hanno dovuto constatare che le persone sotto i 25 anni, i cosiddetti nativi digitali, non riescono a immaginare la propria vita senza cellulare, pc, e lettore mp3, nemmeno per un giorno. Ma non si rendono conto nemmeno loro di quanto i media siano centrali nella loro vita e quasi totalizzanti finché non sono costretti a rinunciarvi per qualche ora.
“Mi sono sentito come un uomo indifeso su un’isola deserta in mezzo all’oceano”. Così ha descritto la sensazione di totale alienazione provata nelle 24 ore di black-out digitale uno studente cinese. Emerge chiaramente come i ragazzi di tutto il mondo costruiscano la propria identità attraverso i media, perciò scollegarsi equivale a perdere una parte di sé.
“Ci ha sorpreso”, spiega Sergei Golitsinski, membro del gruppo di ricerca, “il numero di studenti di ogni parte del mondo che hanno scritto che stare senza media non solo ha troncato i loro legami con gli amici, ma ha anche messo alla prova il loro senso di sé. Chi erano se non erano collegati? Gli studenti hanno riferito che il modo in cui usano i media ha un impatto su come sono visti dagli altri ma anche su come pesano a se stessi”.
E se i nativi digitali non hanno passaporto, e sperimentano le stesse crisi di astinenza da cellulare e internet, condividono anche il medesimo atteggiamento nei confronti dell’informazione ricevuta attraverso i media digitali. Le news li interessano tantissimo, anche se la definizione di notizie è alquanto diversa da quella che ne danno gli adulti più vecchi. Dai grandi eventi internazionali ai fatti più spicci e vicini, l’importante non è tanto la fonte delle notizie, quanto la velocità con cui vengono date.?”E’ più importante la quantità della qualità delle notizie” ha sintetizzato uno studente slovacco.
Dalla ricerca emerge che non sono i giovani a cercare le notizie, sono le notizie che trovano loro: sulle bacheche di Facebook, tramite Twitter, via email o sulla chat, sono molti i canali attraverso cui si apprendono fatti e informazioni di interesse. E devono interessargli davvero molto dal momento che molti dei mille partecipanti non ce l’hanno fatta a resistere per tutte le 24 ore dell’esperimento, e hanno messo mano al cellulare ben prima della scadenza.

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